Dolore cronico

12 ottobre 2015

“Il dolore è un’esperienza personale sensoriale ed emozionale spiacevole associata ad un danno attuale o potenziale e descritta in tali termini” (IASP, International Association Study of Pain). Questa definizione mette in luce   come il dolore sia un’esperienza complessa influenzata da una varietà di stimoli anche di natura non dolorifica.
 Il dolore cronico rappresenta un rilevante problema sanitario a livello europeo e in particolare al livello nazionale. In Italia infatti la percentuale di persone affette da dolore cronico raggiunge il 26%, un livello superato solo da Polonia (27%) e Norvegia (30%). Le statistiche dimostrano il terribile impatto negativo del dolore cronico ed evidenziano le dimensioni del problema, compresi i relativi costi economici per la società. Nonostante ciò il dolore cronico è stato a lungo uno dei problemi medici meno conosciuti e meno affrontati durante il ventesimo secolo. Dati i costi associati al dolore cronico e il diritto di chi ne soffre di godere di una qualità della vita ragionevole, è imperativo che la portata del problema del dolore venga riconosciuta e affrontata a livello sempre più ampio. 
Al contrario del dolore acuto, che è protettivo e adattivo poiché segnala al cervello la presenza di un pericolo (ad esempio la sensazione di dolore mi farà allontanare il braccio da uno stimolo come il fuoco), il dolore cronico perde la sua funzione di utilità e conserva solo l’aspetto negativo di interferire con le normali attività e compromettere la qualità della vita.
Il dolore cronico è di norma costante, tuttavia può anche essere episodico o ricorrente, come nel mal di testa. La sua intensità può variare notevolmente ed essere influenzata da fattori fisici, ambientali, sociali e psicologici.
Il dolore cronico è associato a molte patologie quali nevriti periferiche (nervo trigemino, nervo pudendo ecc), lombosciatalgie, amputazioni degli arti, emicrania e patologie oncologiche, fibromialgia, disturbi della sfera urogenitale (cistiti ricorrenti, dolore del pavimento pelvico, vulvodinia), disturbo da sintomi somatici etc.


Alla base della percezione del dolore contribuiscono meccanismi psicologici, l’interpretazione che facciamo di esso e le emozioni correlate hanno una ricaduta sull’intensità e la qualità del dolore percepito, d’altronde   la memoria stessa dei dolore passato influenzerà come il soggetto gestirà quello futuro.
 Uno dei fattori principali coinvolti nella percezione del dolore è lo stress: uno studio recente conferma che il modo in cui le persone reagiscono agli stress quotidiani può avere un’influenza a lungo termine sulla loro salute, contribuendo anche allo sviluppo di dolore cronico.
 Chi convive l’esperienza del dolore cronico spesso riporta stati di intensa ansia, angoscia, rabbia e tristezza che alimentano un circolo vizioso che amplifica il dolore e diminuisce drasticamente la qualità della vita delle pazienti (contesto relazione, sessuale, professionale) influendo sull’autostima e sulla percezione di poter affrontare in maniera efficace il proprio problema.
Trattamento dolore cronico
Ad oggi la presa in carico più efficace   del paziente affetto da dolore cronico è multidisciplinare, prevede più figure professionali con competenze differenti, l’equipe di cui faccio parte è composta dal  Dott. Marco Ghini (Medico reumatologo),  Dott. Giacomo Carpenito (Medico reumatologo),  Dott.ssa Ester Veronesi (Ostetrica, Fisioterapista).

Percorso cognitivo – comportamentale

Il modo in cui le persone reagiscono agli stress quotidiani o a traumi (lutti, malattie, incidenti..) può avere un’influenza a lungo termine sulla loro salute, contribuendo allo sviluppo di dolore cronico di carattere tensivo.
Il cervello reagisce allo stress come se avesse davanti un pericolo, per questo rilascia nel sangue una serie di sostanze per rendere l’organismo pronto a fuggire, i muscoli si contraggono creando uno stato di tensione. Se questo stato perdura nel tempo può creare una  contrazione cronica e quindi di dolore poiché il nostro sistema di allerta è costantemente attivato .

Il trattamento cognitivo-comportamentale è quello di elezione per il dolore muscolo tensivo da stress ed ha come obiettivi:  migliorare la qualità di vita contrastando l’insorgenza di atteggiamenti ansioso-depressivi che inevitabilmente accompagnano la sintomatologia dolorosa cronica, ottenere una diminuzione nella percezione soggettiva del dolore e quindi un minor consumo/abuso di farmaci analgesici .

Fanno parte del percorso cognitivo comportamentale: psicoeducazione sul dolore, tecniche di rilassamento, pensieri e circoli viziosi che contribuiscono al mantenimento del dolore, lavoro sulle strategie di fronteggiamento del dolore.

Il piano di trattamento  viene strutturato assieme al paziente, dopo una prima valutazione diagnostica, in base ai dati emersi, agli obiettivi prefissati ed alle esigenze del singolo.

Le linee guida Nazionali ed Internazionali indicano per una molteplicità di disturbi il trattamento cognitivo comportamentale come quello di prima scelta , con o senza il farmaco;
Oltre al protocollo cognitivo comportamentale applico al trattamento del dolore cronico il metodo EMDR. Questo metodo, descritto per la prima volta da Francine Shapiro nel 1989 come cura dei ricordi traumatici, è stato nel corso del tempo perfezionato ed applicato a molti disturbi psicologici. 
L’EMDR si propone in questo ambito clinico come uno strumento di straordinaria versatilità, potendo infatti intervenire sia a livello delle cause remote (eventi stressanti/traumatici, educazione sessuale distorta, distorsione dell’immagine corporea, etc), che delle contingenze attuali che mantengono o peggiorano la sintomatologia (evitamenti, aspetti depressivi, disturbi d’ansia). 
E’ possibile, inoltre, lavorare direttamente sul dolore inteso come sintomo, sugli scenari futuri connotati negativamente dalla paziente,   frequentemente connessi alla percezione del dolore stesso.

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