Corso mindfulness presso il Centro H

16 settembre 2018

La Mindfulness è una forma di meditazione che si ispira alle pratiche meditative orientali. Può essere descritta come “la consapevolezza che emerge dal prestare attenzione di proposito, nel momento presente e in maniera non giudicante, allo scorrere dell’esperienza, momento dopo momento” (Kabat-Zinn, 2003). Tale modalità di essere presenti a se stessi, momento dopo momento, distanziati dai propri contenuti mentali, è connotata da una forte potenzialità terapeutica   Le pratiche di Mindfulness hanno l’obiettivo di interrompere la tendenza abituale della mente a respingere dolore e difficoltà, arrivando gradualmente, ad un atteggiamento di accettazione amichevole. Molti studi scientifici dimostrano come la meditazione mindful risulti utile ed efficace per una larga varietà di condizioni mediche e psicologiche, tra cui i disturbi d’ansia, la depressione, il dolore cronico, la gestione dello stress e altre ancora. Il percorso prevede 6 incontri di un’ora e mezza a cadenza settimanale,   con il seguente programma   1° incontro • Introduzione alla mindfulness 2° incontro • Meditazione dei punti di appoggio e del respiro 3° incontro • Meditazione dello spazio di tre minuti e del ruscello 4° incontro •

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12 febbraio 2017

Nasce a Modena il Centro H per il trattamento del dolore cronico, del dolore pelvico e dei disturbi della sessualità

Il centro si occupa prevalentemente dei disturbi correlati al  dolore cronico. Ci avvaliamo di un approccio multidisciplinare che permette di lavorare in maniera integrata ed efficace  partendo dall’evidenza, ormai consolidata in letteratura,  della interazione tra corpo e mente.  I professionisti presenti nel centro si occupano del sintomo del  paziente  per arrivare alla  causa che lo ha provocato e ai meccanismi di mantenimento, questo approccio risulta necessario proprio per patologie che, come quelle croniche, tendono a ripresentarsi se non si è individuato ciò che le provoca e i fattori che contribuiscono al suo mantenimento.

I disturbi principalmente trattati sono:

Dolore cronico pelvico

Disturbi della sfera sessuale

Disfunzioni a carico del pavimento pelvico

Fibromialgia

Dolore muscolo tensivo

Disturbi da somatizzazione

Emicrania

Cefalee tensive

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1 19 luglio 2016

La cefalea è uno dei disturbi  più frequentemente legati allo stress assieme ai disturbi dermatologici, l’asma bronchiale e i disturbi cardiocircolatori. La cefalea può essere causata da molteplici fattori fra i quali  quelli psicologici, la cefalea maggiormente legata a cause psicogene è quella tensiva che colpisce per lo più le donne (75 per cento dei casi) e che risulta molto comune tra la popolazione.

In moltissimi casi i fattori psicologici interagiscono con i fattori biologici nello scatenamento, nel mantenimento o nell’esacerbazione della cefalea. Una delle emozioni più comunemente legata a questo di tipo di disturbo è l’ansia: si è osservato che nei casi di ansia continua e cronicizzata  il sistema nervoso simpatico si attiva rilasciando nel corpo adrenalina e noradrenalina che agiscono sul muscolo creando ipertono e quindi tensione muscolare. Molti pazienti non sono consapevoli della loro ansia, solamente quando raggiunge dei livelli di disagio  comincia ad essere fastidiosa e anche dolorosa. In questi casi la visione del futuro diventa esageratamente pessimistica. La persona ansiosa è costantemente in stato di allarme per cercare l’evento temuto. Questo continuo stato di allerta comporta una tensione muscolare che potrebbe essere re

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7 aprile 2016

E’ possibile attivare momenti di supervisione clinica, individuale o a piccolo gruppo,  in un’ottica cognitivo comportamentale in integrazione con il metodo emdr. La supervisione si rivolge  a psicoterapeuti di qualunque orientamento teorico, la mia esperienza clinica nell’ambito dei disturbi somatoformi, del dolore cronico con particolare attenzione agli aspetti traumatici e ai fattori di stress, mira a far diventare  lo spazio di supervisione un’occasione preziosa di riflessione sul processo terapeutico, la concettualizzazione del caso e l’analisi delle dinamiche relazionali utili ad aumentare l’efficacia terapeutica. Sono disponibile, caso per caso, anche a valutare supervisioni tramite skype.

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1 7 febbraio 2016

Un metodo alternativo ai farmaci che si sta rivelando un prezioso strumento per chi soffre di fibromialgia è l’EMDR. L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress; grazie alla sua efficacia è stato applicato nel trattamento di numerose patologie fra le quali il dolore cronico .

L’EMDR è una metodologia completa, versatile e molto veloce attraverso la quale è possibile lavorare direttamente sul dolore associato alla fibromialgia .

IL PERCORSO EMDR PER LA FIBROMIALGIA Il percorso si articola in un ciclo di 8/10 sedute con lo scopo di ridurre il dolore e i sintomi associati tradizionalmente alla malattia. Sono previsti alcuni colloqui di valutazione diagnostica con somministrazione di test per definire ed impostare l’intervento; gli incontri successivi saranno dedicati alle sedute vere e proprie di emdr sul dolore ed eventualmente su altri aspetti emersi durante la valutazione. Al termine del percorso sarà fatta una rivalutazione del dolore ed un monitoraggio a 6 mesi dalla fine dell’intervento.

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7 gennaio 2016

Immagini raccolte con PET e TC dimostrano che lo stress attiva la amigdala, che a sua volta provocherebbe infiammazione delle arterie, esponendo chi ne soffre a un maggior rischio di eventi cardiovascolari. Lo studio sarà presentato il 4 aprile all’American College of Cardiology.

31 MAR – (Reuters Health) – Lo stress psicosociale, aumentando l’attività dell’amigdala – la regione del cervello che controlla lo stress e che è associata con l’infiammazione delle arterie – aumenterebbe il rischio di eventi cardiovascolari. Lo dimostra uno studio coordinato da Ahmed Tawakol del Massachusetts General Hospital, che verrà presentato a Chicago il 4 aprile nel corso dell’incontro annuale dell’American College of Cardiology.

“Il nostro studio dimostra, per la prima volta, la relazione tra attivazione del tessuto neuronale, almeno quello associato con paura e stress, ed eventi cardiovascolari. – ha dichiarato Tawakol – C’è bisogno di maggiori informazioni per conoscere però il meccanismo che porta dallo stress all’aumento del rischio cardiovascolare, considerato che lo stress è un potenziale fattore di rischio per questi eventi”.

Lo studio I ricercato

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12 ottobre 2015

“Il dolore è un’esperienza personale sensoriale ed emozionale spiacevole associata ad un danno attuale o potenziale e descritta in tali termini” (IASP, International Association Study of Pain). Questa definizione mette in luce   come il dolore sia un’esperienza complessa influenzata da una varietà di stimoli anche di natura non dolorifica.
 Il dolore cronico rappresenta un rilevante problema sanitario a livello europeo e in particolare al livello nazionale. In Italia infatti la percentuale di persone affette da dolore cronico raggiunge il 26%, un livello superato solo da Polonia (27%) e Norvegia (30%). Le statistiche dimostrano il terribile impatto negativo del dolore cronico ed evidenziano le dimensioni del problema, compresi i relativi costi economici per la società. Nonostante ciò il dolore cronico è stato a lungo uno dei problemi medici meno conosciuti e meno affrontati durante il ventesimo secolo. Dati i costi associati al dolore cronico e il diritto di chi ne soffre di godere di una qualità della vita ragionevole, è imperativo che la portata del problema del dolore venga riconosciuta e affrontata a livello sempre più ampio. 
Al contrario del dolore acuto, che è protettivo e adattivo poiché segnala al cervello la presenza di un pericolo (ad esempio la sensazione di dolore mi farà allontanare il braccio da uno stimolo

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12 ottobre 2015
Nel campo ginecologico la sindrome dolorosa pelvica è una delle problematiche più diffuse ed è legata a molteplici fattori (organici, psicologici etc) . E’ infatti in continuo aumento la rilevazione di disturbi come vulvodinia, cistiti ricorrenti e dolore del pavimento pelvico che condividono come elemento comune un  dolore che influisce oggettivamente con la qualità della vita delle pazienti da molteplici punti di vista. Ad oggi è ormai riconosciuto e confermato dalla letteratura clinica il ruolo dei fattori psicosomatici conivolti nell’esordio dei disturbi e nel loro mantenimento, in particolare lo stress risulta essere un elemento capace di creare un’alterazione psico-biologica rendendo la persona più vulnerabile alla malattia (Puliatti, 2010). Il dolore può cambiare il modo in cui l’individuo elabora le informazioni e questo si ripercuote sulla percezione del dolore stesso, è stato infatti mostrato come un certo tipo di vissuto legato ad uno stimolo dolorifico cronico aumenti di fatto l’intensità del dolore.

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12 ottobre 2015
L’EMDR è un metodo psicoterapeutico recentissimo che utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione bilaterale ritmica (destra/sinistra) per il trattamento del disagio psicologico legato ad eventi di vita traumatici. Sviluppata dalla ricercatrice americana Francine Shapiro, questa metodologia si è dimostrata molto efficace nel trattamento di numerosi disturbi psicologici in quanto offre una nuova visione della patologia e una nuova modalità di intervento. I sintomi dei pazienti come attacchi di panico, depressione, irritabilità, senso di vuoto, dolori cronici, disturbi del sonno possono essere visti, infatti, come ricordi “conservati e scritti” nel corpo, che generano a loro volta i pensieri, le emozioni e le interpretazioni che mantengono la sofferenza psicologica. “Agiamo, proviamo emozioni, ed immaginiamo senza riconoscere l’influenza dell’esperienza passata sulla realtà del presente” (Siegel, 1999).

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12 ottobre 2015
Il biofeedback è una metodologia innovativa che, nell’ambito di un percorso terapeutico, si è rivelata efficace per superare i problemi legati agli stati d’ansia e a molti disturbi psicosomatici, attraverso il controllo ed il monitoraggio di una serie di funzioni psicofisiologiche. L’obiettivo che si persegue è quello di permettere ad una persona di regolare in maniera autonoma funzioni biologiche che di norma non sono sotto il controllo volontario. Il paziente può così adottare strategie di gestione della funzione monitorata.

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